• Sergio Focardi

Elogio della Civiltà


Ho intitolato questo post elogio della civiltà parafrasando i titoli provocatori di due libri famosi, Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam (1511) e Elogio dell’ozio di Bertrand Russell (1935), perchè oggi il concetto di civiltà sembra dimenticato e farne l’elogio puo’ sembrare provocatorio.


Viviamo in un mondo in cui un paese come la Russia invade l’Ucraina, cerca di giustificare l’invasione come cosa giusta e quando le cose non vanno bene militarmente minaccia di fornire armi nucleari alla Bielorussia. Dall’altra parte in America abbiamo una continua regressione delle liberta’ civili con la recente sentenza della Corte Suprema che limita l’aborto e minaccia altre restrizioni, un personaggio incredibile come Donald Trump che continua ad occupare la scena politica con possibilità di successo mentre milioni di bambini mancano di assistenza sanitaria.


Io penso che al di sopra di varie posizioni etiche e sociali bisogna rinforzare la nozione di un fondamentale concetto di civiltà. Nei prossimi paragrafi cerchero’ percio’ di analizzare criticamente le dimensioni del concetto di civiltà. Che cosa significa essere civili? Possiamo ridurre tutto al monito di Ulisse: “Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza?”


La concezione civile della società

Possiamo ipotizzare che esista una concezione civile delle società che superi divisioni culturali e di valori? Se cerchiamo una risposta rigorosa e logicamente impeccabile probabilmente la risposta è negativa. Probabilmente dobbiamo accontentarci di una visione del senso profondo della civiltà che sia abbastanza forte e abbastanza condivisibile ma dobbiamo renderci conto che il senso della civiltà puo’ essere molto diverso per altre popolazioni che hanno storie millennarie diverse dalla nostra. Cerchiamo di capire quali possano essere gli elementi di fondo di una visione moderna del senso della civiltà.


Guerra, violenza e sopraffazione

Il primo punto è la violenza e la guerra. Se la società civile vuole sopravvivere deve assolutamente capire che non c’è civiltà nella guerra e nella violenza. Nessuna deificazione della violenza e della sopraffazione è compatibile con la civiltà.


Nel Palazzo Pubblico di Siena, che sorge sulla Piazza del Campo ed è affiancato dalla Torre del Mangia, c’è un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti sul tema del Buon Governo e del Cattivo Governo. Con il buon governo la città e le campagne sono ricche e operose mentre con il cattivo governo i soldati marciano sui campi in rovina.


Robert Schuman, considerato insieme ad Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer uno dei fondatori dell’Unione Europea, guardava ad un continente europeo pacificato dopo la seconda guerra mondiale dove la cooperazione, l’industria e il commercio avrebbero reso impossibile la guerra.


Oggi il Il sogno profetico di Schuman si è infranto contro l’invasione dell’Ucraina. Si parla di aree di influenza, di dominazione e di guerra. E si arriva a minacciare l’uso delle armi nucleari, un'azione che segnerebbe la fine della civiltà europea se non dell’intera umanità. Non c’è civiltà dove c’è guerra e ogni guerra ha un suo invasore.


Diciamolo chiaramente: nel mondo di oggi un invasore non è civile. La guerra e la violenza della dominazione sono l’antitesi della civiltà.


L’arte ha glorificato azioni di guerra ma dobbiamo capire e accettare che la guerra è il distruttore fondamentale. Leggere un libro di storia è un po come leggere un libro dell’orrore. La storia è principalmente una storia di guerre e di dominazione. Se vogliamo sopravvivere come specie dobbiamo capire che la violenza e la guerra non sono azioni civili su cui si possa costruire qualche cosa di buono.


Fuga dalla povertà

Il secondo punto è la soddisfazione dei bisogni materiali essenziali. Non c’è civiltà dove le popolazioni vivono in miseria, private di tutto. Angus Deaton, premio Nobel per l’Economia nel 2015, ha scritto un bel libro dal titolo La grande fuga. Il titolo del libro è preso a prestito da un film famoso del 1963, La grande fuga, che descrive la fuga di un gran numero di prigionieri da un campo di concentramento tedesco. Solo due riusciranno davvero a raggiungere la libertà.


Il libro di Deaton descrive la grande fuga dell’umanità dalla povertà. Una gran parte della fuga dalla povertà è basata su elementi semplici: fuoco e riscaldamento, acqua potabile, pratiche igieniche, semplici medicine. Grandi masse di popolazione hanno superato lo stadio dell’estrema povertà ma sono rimaste rimaste enormi ineguaglianze all’interno delle nazioni. Credo che il primo punto sia la considerazione che elementi fisici quali appunto una casa riscaldata, acqua potabile, igiene, semplici medicine siano elementi non negoziabili di una concezione moderna della vita civile.


L’assenza di guerra, di violenza, di sopraffazione insieme con la soddisfazione di bisogni essenziali quali acqua,cibo, medicine sono fattori fondamentali che caratterizzano la civiltà. Siamo abituati ad accettare che nel passato grandi civiltà fossero anche conquistatori violenti. Questa concezione della civiltà non puo’ continuare. L’umanità ha sviluppato capacità distruttive troppo grandi sia come capacità militari sia come distruzione dell’ambiente.


Oggi deve emergere un concetto nuovo di civiltà basato sulla pace e sulla cooperazione. Se l’uomo non riesce rapidamente ad accettare che deve vivere in pace molto probabilmente va incontro ad una rapida distruzione. Si puo’ negoziare con gli uomini ma non si puo’ negoziare ne con la fisica ne con la biologia.


Vediamo ora quali possono essere i valori condivisi di una società civile. Credo che oggi possiamo riassumere i valori di una società civile in quattro categorie fondamentali: Estetica, Conoscenza, Fedi ideologie e valori morali, Gioia di vivere. Cominciamo dall’Estetica.


Estetica

Il bel libro Civilization di Kenneth Clark (1969), seguito da una fortunata miniserie televisiva presentata dallo stesso autore, guarda alla civiltà dal punto di vista estetico. L’estetica è un elemento fondamentale della civiltà. Ovviamente esistono molte diverse concezioni dell’estetica ma almeno si puo’ sostenere che una forte nozione di estetica esiste in tutte le civiltà.


L’estetica non riguarda solo l’arte. L’estetica dovrebbe permeare tutta la vita civilizzata dal progetto delle città al rapporto con la natura. Aristotele sosteneva che anche l’architettura militare deve essere bella. Il progresso della civiltà non è solo produzione di arte ma è immersione di tutti gli aspetti della vita sociale in un concetto di bellezza. Dovremmo capire che la bellezza del nostro ambiente è uno degli elementi che rendono la vita degna di essere vissuta.


La bellezza è anche alla base delle nostre teorie fisiche, della nostra concezione del mondo. Noi vogliamo che le nostre teorie rispettino dei canoni estetici. Spesso nuove teorie vengono scelte sulla base di criteri di bellezza, di parsimonia intellettuale. Uno scienziato non sarà mai soddisfatto di una teoria brutta ma cercherà una nuova formulazione più elegante più parsimoniosa.


Nel romanzo L’Idiota del “genio crudele” Dostoevskij, il principe Miškin afferma “la bellezza salverà il mondo”. Questa citazione, ripetuta tantissime volte in tanti contesti diversi, contiene una profonda verità. Non ci puo’ essere un futuro in un mondo brutto sia fisicamente sia intellettualmente.


Conoscenza

L’altra fondamentale dimensione della civiltà è la conoscenza. Ma qui incontriamo subito delle difficoltà. Che cosa è la conoscenza? La conoscenza scientifica è sicuramente il tentativo più avanzato, più onesto, e di maggior successo di costruire conoscenza. La fisica ha raggiunto livelli di profondità di conoscenza che lasciano stupiti anche gli scienziati stessi. Nel 1960 il fisico Eugene Wigner, premio Nobel per la fisica nel 1963, scrisse un articolo dal titolo L’irragionevole efficacia della matematica nelle scienze naturali in cui esprimeva la convinzione che il successo della matematica nella fisica era per se un oggetto di indagine.


Ma la conoscenza scientifica, come la conosciamo noi, è essenzialmente conoscenza di struttura e di comportamenti. Abbiamo raggiunto un elevato livello di conoscenza delle leggi che regolano le esperienze e le osservazioni. Sappiamo predire molte osservazioni con incredibile precisione. E abbiamo tradotto queste conoscenze in una tecnologia che ci permette di volare, di comunicare a distanza, di costruire enormi manufatti.


Ma siamo completamente all’oscuro per quanto riguarda la natura di cio che studiamo. E anche le esperienze sono problematiche perchè, in ultima analisi, ogni esperienza è una percezione. Il ponte tra la percezione e l’osservazione scientifica è ancora piuttosto primitivo. Le percezioni, almeno per ora, non fanno parte delle leggi scientifiche. Noi usiamo al posto delle percezioni la costruzione istintiva e prescientifica di un mondo tridimensionale di oggetti.


In particolare non sappiamo come i contenuti mentali siano legati a quello che consideriamo il mondo materiale. L’autocoscienza ci da una conoscenza diretta, non mediata delle nostre sensazioni. Sappiamo per esperienza diretta che cosa è il mal di denti, che cosa sono i colori, e cosi’ via per tutte le altre nostre esperienze. A volte proviamo nuove esperienze, nuove sensazioni che non avevamo mai provato prima. L’esperienza che facciamo di queste sensazioni è la nostra conoscenza di esse. Ma non sappiamo come l’autocoscienza emerga dalla materia, in particolare dal cervello.


Non sappiamo neppure che cosa sia l’autocoscienza. Possiamo dire di conoscere il rosso, almeno il rosso che noi vediamo, ma non sappiamo che cosa sia l’esperienza del rosso. L’autocoscienza sfugge alla nostra comprensione. Che cosa significa avere una certa esperienza in un certo momento? Significa che esiste un io che fa questa esperienza? O dobbiamo razionalizzarlo diversamente? Razionalizziamo le nostre esperienze come se fossero oggetti ma non sappiamo come ragionare sull’esistenza di un io a cui accadono tutte queste esperienze. Una profonda riflessione sull'autocoscienza si trova nell'articolo Che cosa si prova ad essere un pipistrello? del filosofo Thomas Nagel.


La scienza non ha nessuna idea di come l’autocoscienza emerga in certi sistemi fisici, segnatamente nel cervello umano ma probabilmente anche negli animali. Che cosa significa che un nuovo individuo è creato? Non lo sappiamo non sappiamo neanche formulare il problema. Sappiamo descrivere la biofisica del cervello, sappiamo associare certe funzioni, quali il linguaggio, a certe aree del cervello e sappiamo, sia pure grossolanamente, quali modificazioni chimico fisiche avvengono nel cervello e nel corpo umano in generale in funzione di certe categorie di emozioni. Ma non abbiamo alcuna idea di come le emozioni e le percezioni siano generate nel cervello.


Il pensiero filosofico

A livello filosofico ci sono varie correnti di pensiero. Alcune ritengono ci sia davvero un dualismo spirito-materia. All’interno di questa concezione duale c’è chi pensa che la complessità in se stessa genera autocoscienza. Blake Lemoine è un ingegnere di Google che sostiene di lavorare ad un progetto di intelligenza artificiale di Google che ha raggiunto il livello dell’autocoscienza. Il dibattito originato dall’affermazione di Blake Lemoine è, in ultima analisi, centrato sulla questione se la complessità crea autocoscienza.


Ma c’è una difficoltà fondamentale: un oggetto fisico puo’ essere replicato mentre l’autocoscienza ha una inspiegabile unicità. Ma forse la meccanica quantistica ci aiuta perchè pone dei limiti alla replicabilità.


Altre filosofie, chiamate monistiche, sostengono che il materiale di cui è fatto il mondo non è ne spirituale ne materiale ma è neutro. Secondo le idee monistiche è l’organizzazione di questi elementi neutri che produce la divisione spirito-materia. Ma anche in questo caso come spieghiamo l’autocoscienza? Ognuno di noi è qualcosa di assolutamente unico ed eccezionale come comprendiamo facilmente quando proviamo un intenso dolore fisico. Pero’ non riusciamo a spiegarlo.


Infine ci sono dottrine che pensano che tutto sia spirituale e che il mondo materiale sia un’illusione del mondo spirituale.


Fedi e ideologie

La conoscenza è fondamentale per la civiltà. Non esiste civiltà senza conoscenza. Non ci sono sostituti alla conoscenza scientifica. Ma insieme alla conoscenza scientifica condivisa costruita pazientemente con uno sforzo di ricerca l’uomo sviluppa ideologie e fedi in cui crede senza alcuna giustificazione empirica. Fin da tempi preistorici l’uomo ha mostrato la capacità di credere in affermazioni che in realtà non avevano nessuna giustificazione. In un certo senso questo è inevitabile. Un uomo primitivo che sia un filosofo scettico non sopravvivrebbe.


Il metodo scientifico è relativamente recente: Il Saggiatore di Galileo Galilei fu pubblicato nel 1623 mentre i Principia di Newton furono pubblicati nel 1687. Tuttavia il metodo scientifico risponde solo ad alcuni tipi di domande che riguardano la struttura della realtà mentre l’uomo si è sempre interessato anche alla natura della realtà. Siccome allo stadio attuale della tecnologia e della scienza la natura delle cose non è investigabile l’uomo ha costruito varie ideologie e fedi.


E’ praticamente impossibile credere che fedi e ideologie scompariranno in un prossimo futuro, anzi ci sono motivi di credere che saranno rafforzate. Fedi e ideologie pero’ non hanno un metodo di validazione condiviso.


Se l’umanità vuole sopravvivere e progredire è vitale far convivere fedi e ideologie fra di loro e con la scienza. Il progresso della civiltà richiederà un enorme sforzo di umiltà da parte dei portatori di fedi e ideologie. La scienza è un processo in continua evoluzione caratterizzato dall’esercizio costante del dubbio e dell’ipotesi. La conoscenza scientifica è per sua natura ipotetica, soggetta a revisione con l’accumulo di nuovi fatti.


Fedi e ideologie non sono altrettanto pronte a cambiare in quanto sono una visione del credente che non dipende dall’accumulo di fatti e osservazioni. Il progresso della civiltà richiede che chi ha una fede si renda conto che la sua fede non ha una base oggettiva. Ognuno deve essere libero di credere quello che vuole, quello che sente dentro di se, ma deve accettare che altri abbiano fedi diverse o nessuna fede. Nessuno deve imporre la sua fede agli altri. E le regole sociali non possono essere legate ad una fede specifica. Il convivere di fedi e ideologie diverse è uno degli elementi più critici del progresso della civiltà. Accettare il dubbio, accettare con umiltà che ci sono fenomeni che non conosciamo e che non sappiamo neppure descrivere è un passo fondamentale verso la civiltà moderna.


Valori

La scienza è spesso accusata di essere molto parziale perchè non puo’ dire nulla sui valori. Questa affermazione è tanto ovvia quanto inutile. I valori morali non sono oggettivi non sono realtà empiriche che uno possa osservare. Alcuni filosofi hanno pensato e continuano a pensare che i valori morali siano realtà metafisiche. C’è chi crede che il Bene ed il Male esistano come oggetti metafisici ma gli oggetto metafisici non sono osservabili.


Non esiste alcuna possibilità di decidere se un oggetto metafisico esista o no. Spesso l’oggetto metafisico traduce un sentimento. Di fronte a certi crimini quali i campi di concentramento nazisti viene spontaneo pensare: Ecco questo è il Male assoluto. Ma queste non sono affermazioni fattuali sono l’espressione di un sentimento di indignazione troppo forte per restare confinato alla sfera umana. Purtroppo non è cosi, il Male non è un oggetto.


E’ futile cercare nella scienza guida per i valori morali. La scienza da elementi su cui basare un giudizio morale il quale resta comunque extrascientifico. Ad esempio, la scienza puo’ dire che una trasfusione di sangue salverà la vita di un bambino. Decidere se fare o no la trasfusione non è un problema scientifico.


Allora come è possibile arrivare a costruire i valori di una società? Purtroppo temo che non esistano metodi rigorosi per definire i valori minimi di una società civile. L’uguaglianza dei diritti di fronte alla legge è un obiettivo che alla fine è stato raggiunto almeno in teoria anche se non in pratica. Ma sicuramente non esiste accordo sulla creazione di una società equalitaria in cui le differenze di reddito, ricchezza e stato sociale non siano estreme.


Eppure in assenza di un accordo sui valori possiamo solo aspettarci guerre e distruzioni fra nazioni enormi ineguaglianze all’interno e sottomissione di individui deboli ad individui più forti.


I valori di una società umana non sono solo morali ma esprimono anche l’aspetto positivo della vita umana. Ad esempio, il rapporto con la natura è un valore umano positivo. La generosità, la volontà di essere in pace con gli altri sono valori positivi non necessariamente morali. Non puo esserci una prescrizione morale di amare la natura ma una popolazione che ama la natura vive meglio di una popolazione che la distrugge.


La gioia di vivere

Personalmente credo che una società civile debba recuperare la gioia di vivere. Oggi le nostre culture sono troppo legate alla nozione di possesso e alla competizione per possedere sempre di più. Nella situazione attuale questa è una ricetta per il disastro ambientale e per i conflitti armati.


L’uomo dovrebbe essere in grado di recuperare l’amore per la vita nel senso di amore per i piaceri della vita. Una società civile puo’ esistere solo se le persone sono contente di esistere, se provano gioia e piacere dall’esistenza.


In ultima analisi credo che questa sarà la sfida fondamentale per la continuazione della razza umana. Se la razza umana rimane altamente competitiva e prende piacere solo nel distruggersi a vicenda allora il pronostico di sopravvivenza degli umani è piuttosto negativo. Le capacità distruttive umane sono troppo grandi. E’ necessario che l’uomo faccia la transizione ad un modo di vita diverso in cui il piacere sia il valore fondamentale.


Questa affermazione è completamente in contrasto con l’etica del passato basata sul lavoro e sul sacrificio. Ma oggi la tecnologia ha raggiunto un livello di produttività che rischia di distruggere il mondo. L’uomo deve imparare ad essere contento di vivere e non a sacrificarsi per costruire. Questa è la vera sfida della società civile.

0 views0 comments