• Sergio Focardi

La crescita economica: ancora una volta la teoria mainstream è ancorata al passato

Updated: Aug 18


In alcuni post precedenti ho mostrato come il concetto di inflazione sembri un concetto semplice e ben fondato mentre in realtà è una nozione vaga, in parte arbitraria. Eppure, decisioni di grande importanza economica dipendono dalla misura dell’inflazione. In questo post vorrei discutere il concetto di crescita economica. Anche questo concetto sembra intuitivo e ben fondato mentre in realtà è fondamentalmente ambiguo e in parte arbitrario.


Crescita è un concetto fondamentale per l’uomo applicato in tanti contesti diversi. I sistemi biologici sono soggetti a processi di crescita. Cresce la quantità di dati accumulata da varie sorgenti e cresce la conoscenza. E’ naturale pensare che le economie possano e debbano crescere.


Chi è nato nel primo dopoguerra negli Stati Uniti o nei paesi europei ha avuto una percezione immediata e diretta della crescita. Ha visto crescere il numero delle case costruite, il numero delle automobili in circolazione, il numero delle lavatrici, delle lavapiatti, delle televisioni. La crescita sembrava inarrestabile e ovvia. Ogni innovazione, quale appunto la lavatrice, la lavapiatti, la televisione a colori, portava immediatamente una proliferazione di oggetti. Questi fenomeni di crescita numerica degli oggetti erano intensificati dalla crescita della popolazione che nei paesi avanzati è praticamente raddoppiata dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.


Molti hanno cominciato a chiedersi se una crescita esponenziale dei beni e servizi è compatibile con il mondo a risorse finite in cui viviamo. E alcuni ricercatori hanno dato risposte negative. Nel 1971 il rapporto I limiti dello sviluppo redatto al MIT per il Club di Roma sotto la guida di Donella Meadows metteva in guardia contro l’esaurimento delle risorse naturali mentre Nicholas Georgescu-Roegen osservava, sulla base della legge dell’entropia, che i processi di creazione dei prodotti sono processi irreversibili e pertanto lo sviluppo economico esponenziale è irreversibile.


Oggi il quadro concettuale ‘ufficiale’ è cambiato. Mentre è riconosciuto che il riscaldamento globale è dovuto all’attività umana e si cerca di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, l’esaurimento delle risorse naturali è fondamentalmente negato dal concetto di green growth sposato dall’industria e dai governi. Green growth significa che la tecnologia risolverà tutti i problemi ambientali senza la necessità di agire sui consumi. Ma molti acacdemici sono scettici. Se vogliamo evitare la decrescita dobbiamo ripensare i concetti di crescita economica.


Andiamo quindi al problema di fondo. Che cosa è la crescita economica? Come possiamo misurarla?


Qui ci scontriamo subito con un problema: prodotti e servizi sono estremamente eterogenei e cambiano in continuazione. Nuovi prodotti e servizi sono introdotti continuamente. L’innovazione è dirompente. Non possiamo mettere assieme con una sola misura quantitativa banane, crociere, laptop e le migliaia di altri prodotti e creare una misura di output economico. E’ un’altra istanza del problema che abbiamo descritto relativamente all’inflazione.


Si potrebbe pensare di costruire indici di crescita dell’output, sostituendo i prodotto con il loro tasso di crescita individuale. I tassi di crescita sono numeri puri e possono essere aggregati costruendo delle medie pesate. Ma come stabiliamo i pesi se non possiamo confrontare quantità eterogenee? E come teniamo conto dell’innovazione. No, gli indici non possono rappresentare la crescita economica. Nessun numero puo’ rappresentare l’aggregazione di quantità eterogenee ed il loro cambiamento. Non esiste un osservabile che corrisponda direttamente alla crescita economica.


La rappresentazione teorica della crescita

Come hanno risolto il problema della rappresentazione dell’output economico settanta anni di modelli matematici dell’economia? Essenzialmente ci sono due risposte.


1) I modelli parsimoniosi che rappresentano un’economia con un numero ristretto di variabili hanno adottato fondamentali idealizzazioni. In particolare, hanno ipotizzato che un’economia produca una sola merce o, equivalentemente, una merce aggregata.

2) I modelli ad agente e prima di loro i modelli input-output rappresentano l’economia con un grande numero di agenti e quindi l’output economico è rappresentato da un gran numero di variabili eterogenee.


I modelli ad agente sono strumenti di simulazione molto utili ma non sono teorie in senso classico. Possono simulare un’economia sotto diverse ipotesi ed eventualmente calcolare la distribuzione di vari parametri eseguendo un gran numero di simulazioni. In questo post siamo interessati ai modelli parsimoniosi che sono utilizzati, ad esempio, per fare previsioni economiche.


I modelli macroeconomici non sono approssimazioni della realtà economica ma sono idealizzazioni. Descrivono il comportamento di un’economia idealizzata che produce una sola merce, dove spesso le decisioni economiche sono prese da un agente rappresentativo. C’è una profonda differenza fra un’approssimazione e un’idealizzazione. Un modello approssimato descrive in modo approssimato un’osservabile. Un’idealizzazione è una relazione astratta che collega altri osservabili.


Questo ci porta al secondo punto. I modelli macroeconomici sono relazioni astratte fra quantità idealizzate. Ma come si misura la quantità di output in pratica? Come si fa a dire che un’economia cresce in pratica? La quantità che viene utilizzata in pratica è il PIL Prodotto Interno Lordo (Gross Domestic Product in inglese) Il PIL è la somma di tutte le transazioni di consumo finale in un dato periodo. Il PIL non considera spese intermedie quali gli acquisti di macchinari o servizi di progettazione.


Il PIL è stato introdotto concettualmente da Kuznets nel 1934 ed e’ stato adottato subito dopo la seconda guerra mondiale praticamente da tutte le nazioni come misura della grandezza di un’economia. Il PIL misura il valore dell’output economico in un dato periodo. Il PIL, calcolato a prezzi correnti è chiamato il PIL nominale. Siccome i prezzi sono prezzi relativi, il PIL è definito a meno di una costante moltiplicativa. In altre parole, se moltiplichiamo tutti i prezzi e salari per lo stesso fattore non succede nulla.

Questo fatto matematico richiede di fissare il fattore necessario a confrontare il PIL in momenti diversi. Passando da un momento ad un altro non ci si puo’ aspettare che tutti i prezzi cambino dello stesso fattore. Bisogna trovare un fattore che esprima il prezzo medio di prodotti e servizi. Questo è il problema di calcolare l’inflazione. Come abbiamo visto il problema dell’inflazione non ha una soluzione rigorosa a causa dei cambiamenti qualitativi dei prodotti e servizi e a causa dell’innovazione che crea nuovi prodotti e servizi.

Su lunghi periodi, l’inflazione come è calcolata correntemente, non rappresenta l’evoluzione dei prezzi perchè non tiene conto di cambiamenti qualitativi e di innovazione. Eppure il PIL reale è calcolato scontando il PIL nominale del fattore del cambiamento di prezzi.

Questo procedimento porta a sottostimare la crescita economica perchè non tiene conto della crescita qualitativa. Se confrontiamo PIL reale e PIL nominale delle nazioni industrializzate vediamo che la crescita reale è piccola rispetto alla crescita nominale e l’inflazione largamente eccede la crescita reale. Ad esempio, negli USA nel periodo 1950-2020, il GDP pro-capite nominale (PIL pro-capite nominale) è cresciuto di 36 volte. Questa crescita si traduce in 9 volte inflazione e solo 4 volte crescita reale.

Questa decomposizione non è credibile. Significa che non consideriamo la crescita qualitativa e l’innovazione come vera crescita. La crescita economica è sottostimata escludendo la crescita qualitativa.

Questo problema diventerà serissimo se e quando si cercherà di arrivare ad un vero decoupling della crescita economica dallo sfruttamento delle risorse naturali. Allora si dovrà assolutamente fattorizzare la crescita qualitativa come vera crescita.


Come si puo’ costruire un modello macroeconomico di crescita qualitativa? Abbiamo indicato le grandi linee teoriche nell’articolo The theory of qualitative green growth, a firma Focardi, Fabozzi, Ponta, Rivoire, Mazza, pubblicato in Structural changes and economic dynamics, 2022. Per rappresentare la crescita qualitativa bisogna abbandonare la nozione che un modello macroeconomico sia descrittivo dell’economia reale. Possiamo osservare solo quantità finanziarie e quantità strutturali quali il livello di occupazione.


Bisogna adottare un punto di vista astratto in cui il sistema economico è modellato da quantità finanziarie quali il PIL nominale e da due quantità astratte che chiamiamo Qualità e Quantità. Queste sono quantità astratte che possono essere combinate con le quantità finanziarie in un modello Stock Flow Consistent del tipo introdotto fa Godley e Lavoie. Nell’articolo citato indichiamo anche una possibile procedura di stima basata sugli indici di complessità economica di Hidalgo e Haussmann.


Per concludere, la crescita economica rappresentata dalla crescita del PIL reale calcolato con i metodi correnti è fuorviante e puo’ portare a cattive decisioni economiche. Infatti i metodi correnti non tengono conto che le economie moderne sono sistemi complessi evolutivi. La rapidità e profondità dell’evoluzione di prodotti e servizi e della struttura economica è trascurata dai metodi correnti. Eppure questo rapido cambiamento dell’economia è una caratteristica fondamentale: trascurarla renderà impossibile affrontare correttamente la transizione verde.

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