• Sergio Focardi

Vado a fare la spesa e trovo prezzi più alti che un anno fa: se questa non è inflazione che cosa è?

Vado a fare la spesa e trovo prezzi più alti che un anno fa: se questa non è inflazione che cosa è? Questa domanda esprime bene il concetto di inflazione percepito dalle famiglie. Esprime anche il concetto di inflazione adottato da giornalisti, commentatori politici e anche economisti. Il famoso testo di economia di Paul Samuelson, vincitore del Nobel Memorial Prize in Economics nel 1970, definisce l’inflazione semplicemente come la crescita dei prezzi al consumo. Eppure, come abbiamo discusso in un post precedente, il concetto di una crescita dei prezzi non si applica bene alle moderne economie evolutive. In questo post cerchiamo di spiegare come le nostre precedenti discussioni si applicano alla situazione attuale.


Prima di discutere del rincaro della spesa negli ultimi due o tre anni, facciamo qualche considerazione più generale. Nel 1960 l’italia era uscita da un difficile dopoguerra e si avviava verso il boom economico. Nel 1960 il salario medio di un operaio era intorno alle 50,000 lire nette al mese. Al cambio di 2.000 lire per un euro tale salario corrisponde a 25 euro al mese.


Oggi, in Italia, una persona che guadagni 25 euro al mese letteralmente morirebbe di fame anche dormendo sotto i ponti. Oggi uno stipendio medio impiegatizio si aggira sui 1500 euro al mese netti. Quindi uno stipendio medio di oggi è circa 60 volte lo stipendio medio nel 1950. In realtà l’ineguaglianza sociale è cresciuta per cui stipendi elevati sono cresciuti più rapidamente.


Guardiamo allora come è utilizzato l’incremento di stipendio. I dati ISTAT ci dicono che l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto approssimativamente nel modo descritto dalla tabella seguente:


Crescita indice dei prezzi al consumo :

Da 1950 a 2020

40 volte

Da 1960 a 2020

30 volte

Da 1970 a 2020

20 volte

Da 1980 a 2020

5,6 volte

Da 1990 a 2020

2,2 volte

Da 2000 a 2020

1,5 volte

Da 2010 a 2020

1,2 volte


Ricordiamo dai post precedenti che l’incremento dell’indice dei prezzi al consumo rappresenta l’inflazione calcolata con i metodi classici che abbiamo descritto. Infatti questo indice è calcolato come il cambiamento di prezzo di un paniere di beni le cui qualità e quantità rimangono costanti nel periodo in esame, generalmente un anno. Alla fine del periodo la composizione puo’ cambiare. Percio’, l’indice dei prezzi al consumo rappresenta il cambiamento dei prezzi dei beni nel paniere.


Consideriamo, ad esempio, il cambiamento dei salari dal 1960 al 2020. In questo periodo il salario medio di un operaio o funzione equivalente è aumentato da 25 euro al mese a 1500 euro al mese. Tuttavia vediamo dalla tabella precedente che 25x30=750 euro, cioè metà dell’incremento salariale copre l’inflazione. Nel 1980, il salario medio era salito a 180 euro mensili. Nel periodo 1980-2020, i salari medi passano da 180 euro al mese a 1500 euro al mese. Tuttavia l’ammontare 180x5,6=1008 euro copre l’inflazione.


Questi dati, tuttavia, non sono credibili. Numericamente sono corretti (approssimativamente) ma la loro interpretazione ne falsa il significato. Nel periodo 1960-2020 l’economia italiana, come tutte le economie avanzate, ha conosciuto una forte evoluzione qualitativa. Anche l’innovazione dei prodotti è stata molto rapida. Interi settori di beni consumo sono stati creati. Possiamo citare ad esempio l’informatica personale, la telefonia cellulare, le crociere, i viaggi aerei low-cost, e tante altre innovazioni.


L’idea che metà dell’incremento salariale dal 1960 al 2020 vada a coprire l’aumento dei prezzi è insostenibile. Nel 2020 l’offerta di prodotti e servizi è radicalmente diversa rispetto a quella del 1960. Ma a questo punto bisogna rispondere alla domanda tipica: ma non tutti i prodotti sono cambiati, i prodotti che servono a me quali pasta, pane, zucchero e caffè sono rimasti invariati ma il loro prezzo è molto aumentato.


Ci sono due risposte a questa obiezione. La prima è che comunque anche zucchero pasta e caffè non sono rimasti invariati. Basta guardare la varietà dei prodotti disponibili in un supermercato per capire che molto è cambiato anche a livello prodotti di base. Ma sopratutto il valore simbolico dei prodotti è cambiato. E’ discutibile se il valore simbolico corrisponda ad una reale differenza qualitativa ma certamente anche i prodotti di base sono soggetti ad una intensa operazione di formazione dell’immagine e di diversificazione dei prodotti.


Ma il vero punto in discussione è che il concetto di inflazione, anche l’inflazione generalizzata che abbiamo introdotto, è una media pesata su molti prodotti e servizi. Ovviamente puo’ essere necessario per varie ragioni sociali concentrare l’attenzione su particolari categorie di prodotti. In generale, tuttavia, è necessario guardare all’insieme dei prodotti e servizi. Se esiste una forte spinta innovativa per cui l’offerta si allarga, tutti i settori sono coinvolti.


E questo ci porta al centro della nostra argomentazione. L’inflazione in senso classico non si applica ad economie complesse evolutive. Sono possibili diversi concetti di inflazione generalizzata, noi ne abbiamo proposto uno nel post precedente, ma tutti devono tener conto della natura evolutiva e percio’ dei cambiamenti qualitativi.


Le nostre economie avanzate diventano sempre più complesse. Il valore delle economie moderne è sempre più legato alla complessità. Abbiamo proposto la crescita qualitativa come alternativa alla decrescita in un mondo che sta affrontando una serie crisi ambientale.

Ma tutto questo ha una contropartita sociale.


La frazione di consumo dovuta ai salari si è progressivamente ridotta rispetto alla frazione legata ai profitti. Questi dati sono ormai disponibili su tutti i siti delle organizzazioni internazionali quali OECD. Non solo, ma si assiste alla dualizzazione delle economie che si fragmentano in sottoeconomie che si muovono a velocità diverse. Le più lente sono formate ormai da masse di persone tagliate fuori dalla vita economica attiva.


Nell’articolo Why should asset management be interested in New Economic Thinking di prossima pubblicazione nel Journal of Portfolio Management, abbiamo discusso come l’inflazione sia in ultima analisi il risultato di un conflitto sociale, come era stato sostenuto da Michal Kalecki.


Certamente esistono forme di inflazione che vanno controllate perchè distruttive. Ma una gran parte del problema inflazione è legato alle crescenti ineguaglianze di reddito e ricchezza e all’indebitamento del grande pubblico.


Certamente oggi la vita economica presenta alcune patologie. Molte aziende hanno cercato di sfruttare la ripresa economica post-COVID per appropriarsi di margini troppo elevati. Altri problemi sono legati al costo crescente di certe importazioni. Tuttavia, i problemi legati all’inflazione sono esacerbati dalla perdita di capacità reddituale dei salariati. Il problema reale non è l’aumento della pasta e del caffè ma la situazione salariale. I salari non seguono l’evoluzione dell’economia.

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